• Home
  • Chi siamo
  • Servizi
  • Approfondimenti
  • Contatti

Lavora con noi

Compila il form e inviaci la tua candidatura: siamo sempre alla ricerca di nuovi talenti

Edit Content

    Approfondimenti

    Green claims: game over per il marketing “verde”

    27 Marzo 2026

    Con la Direttiva (UE) 2024/825 l’Unione Europea introduce nuove regole contro il greenwashing. Le dichiarazioni ambientali non potranno più essere vaghe: dovranno essere chiare, verificabili e supportate da dati.

    La sostenibilità smette di essere solo marketing

    Oggi finisce un’era: il 27 marzo 2026 è l’ultimo giorno utile per gli Stati membri per recepire la Direttiva (UE) 2024/825, il provvedimento con cui l’Unione Europea interviene in modo deciso sul tema delle dichiarazioni ambientali rivolte ai consumatori. Non si tratta solo di una scadenza tecnica,è il momento in cui la sostenibilità smette di essere un territorio ambiguo, fatto di parole suggestive e messaggi evocativi, e diventa qualcosa che deve reggersi su basi solide.

    Da oggi in avanti la logica cambia: se non hai dati, non hai una storia da raccontare. L’Italia si è già mossa con il D.Lgs. 30/2026, che recepisce la direttiva e introduce nuove regole nel Codice del Consumo. Ma la vera discontinuità non sta tanto nel testo normativo quanto nelle conseguenze che produrrà.Perché, da qui in avanti, molte delle cose che le aziende hanno sempre detto — semplicemente — non reggeranno più.

    Il problema non erano le bugie

    Il punto è più sottile — e anche più scomodo: Il problema non sono mai state le dichiarazioni palesemente false, quelle erano già vietate e già sanzionabili. Il vero problema è sempre stato rappresentato da tutte quelle affermazioni “quasi vere”, sufficientemente generiche da funzionare sul piano comunicativo ma troppo vaghe per poter essere realmente verificate. Per anni è bastato poco: una parola giusta come “Green”, “Eco” ,“Sostenibile”, un colore evocativo, un simbolo grafico. Claim che spesso non erano completamente sbagliati, ma che allo stesso tempo non erano davvero dimostrabili.

    Ed è proprio questo spazio grigio che la nuova normativa prova a chiudere. Dire che un prodotto è sostenibile senza spiegare perché non sarà più sufficiente. Dire che un prodotto è “riciclato” quando lo è solo in minima parte potrà diventare fuorviante. Costruire messaggi di neutralità climatica basati esclusivamente su compensazioni — senza una reale riduzione delle emissioni — non sarà più accettabile.

    Dal 27 settembre 2026, quando le nuove regole saranno pienamente applicabili, queste non saranno più semplici sfumature interpretative, diventeranno problemi concreti per chi comunica con i consumatori.

    La parte che pochi dicono: bisognerà dire meno

    Qui sta probabilmente il vero cambiamento: molte aziende, nei prossimi mesi, non miglioreranno semplicemente la propria comunicazione, ma la ridurranno. Quando si iniziano a guardare i claim ambientali con l’occhio della verificabilità succede infatti una cosa molto semplice: ci si accorge che non tutto è dimostrabile. Alla luce della nuova normativa ciò che non è dimostrabile non può più essere comunicato. Questo significa rimettere mano a molti elementi della comunicazione aziendale: campagne pubblicitarie, packaging, etichette, siti web, strategie di posizionamento. 

    Non si tratta di diventare più prudenti, si tratta di diventare più credibili. Ed è un passaggio che non riguarda soltanto il marketing, ma riguarda l’intera organizzazione aziendale.  Perché per poter comunicare in modo credibile bisogna prima avere processi, dati e sistemi di misurazione che rendano quella comunicazione sostenibile nel tempo.

    Strategia, non compliance

    Leggere questa direttiva solo come un tema legale è probabilmente il modo più veloce per arrivare tardi In questo caso non si tratta semplicemente di evitare sanzioni, si tratta di capire come cambia il mercato quando tutti sono costretti a dire meno — e a dimostrare di più. In questo nuovo scenario il vantaggio competitivo si sposta, non sarà più di chi comunica meglio, sarà di chi riesce a sostenere ciò che comunica.

    Questo implica scelte molto più profonde: conoscere davvero la propria filiera, disporre di dati affidabili, costruire sistemi di monitoraggio delle performance ambientali e integrare sostenibilità, operations e comunicazione.

    In altre parole: prima si fa il lavoro, poi lo si racconta. Non il contrario.

    L’Europa non sta rallentando, sta diventando più esigente

    Negli ultimi mesi il dibattito pubblico ha spesso parlato di rallentamenti, semplificazioni e possibili passi indietro da parte dell’Unione Europea sul fronte della sostenibilità. Ma guardando più attentamente il quadro normativo emerge una direzione diversa: non meno regolazione, ma una regolazione più mirata.

    Meno enfasi sulla quantità di informazioni da comunicare, più attenzione alla qualità e verificabilità di quelle informazioni. La direttiva sui green claims rappresenta solo un tassello di questo percorso. Sul fronte della supply chain, ad esempio, la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) introduce un principio chiaro: le imprese sono chiamate a rispondere non solo delle proprie attività dirette, ma anche degli impatti che si generano lungo l’intera catena del valore.

    Allo stesso tempo, la futura Green Claims Directive andrà ancora più in profondità, definendo criteri e metodologie attraverso cui le dichiarazioni ambientali dovranno essere dimostrate prima ancora di essere comunicate. Il cambiamento riguarda anche il  prodotto: durabilità, riparabilità, progettazione circolare,anche qui il messaggio è lo stesso: meno dichiarazioni, più sostanza.

    Quello che succederà adesso

    I primi casi di contestazione stanno già emergendo in diversi paesi europei, ma non sono questo il punto centrale. Il punto è che il mercato si sta allineando molto più velocemente della normativa. Clienti, Investitori e autorità di vigilanza stanno iniziando a fare la stessa domanda, sempre più spesso:“Lo puoi dimostrare?”

    E quando la risposta non è immediata, credibile e verificabile, il problema non è soltanto normativo, diventa un problema di fiducia.

    • codice del consumo
    • comunicazione
    • Corporate Sustainability
    • dichiarazioniambientali
    • Direttiva UE 2024/825
    • ESG
    • greenclaims
    • greenwashing
    • marketing
    • Normativa europea
    • sostenibilità
    • trasparenza ambientale

    Navigazione articoli

    Previous
    Next

    Cerca

    Categorie

    • Approfondimenti (14)
    • Insights (1)
    • Technology (1)
    • Uncategorized (1)

    Ultimi post

    • Dalla certificazione alla responsabilità: l’Unione Europea ridisegna le regole della deforestazione
    • Sostenibilità a tavola: come non farsi ingannare dalle etichette
    • Green claims: game over per il marketing “verde”

    Continue reading

    Approfondimenti

    Dalla certificazione alla responsabilità: l’Unione Europea ridisegna le regole della deforestazione

    7 Maggio 2026

    Le certificazioni forestali volontarie non bastano più: tra conflitti d’interesse, controlli insufficienti e casi come IKEA, l’UE risponde con il Regolamento EUDR. Scopri come cambia la due diligence per le imprese.

    Approfondimenti

    Sostenibilità a tavola: come non farsi ingannare dalle etichette

    13 Aprile 2026

    Come riconoscere le vere certificazioni alimentari e non farsi ingannare dalle etichette green. Guida pratica tra bio, carbon footprint e packaging.

    Approfondimenti

    Vent’anni di Creating Shared Value: la rivoluzione di Porter e Kramer

    18 Marzo 2026

    A 20 anni da Porter e Kramer, il valore condiviso è spesso ridotto a burocrazia ESG. Ecco cosa significa davvero e perché è ancora rivoluzionario

    Contatti
    • YEP ESG
    • +39 06 20 199 243
    • info@yepesg.it
    • The Social Hub, Viale dello Scalo S. Lorenzo, 10, 00185 Roma RM
    • Linkedin

    © YEP ESG. All Rights Reserved. | P.IVA: 17881081008

    • Privacy Policy