Sostenibilità a tavola: come non farsi ingannare dalle etichette
Quante volte hai scelto un prodotto perché sembrava sostenibile? È una domanda che vale la pena farsi, perché la risposta non è quasi mai semplice come appare sullo scaffale. Dietro ogni etichetta green c’è un mondo fatto di standard, certificazioni e — spesso — di marketing ben costruito.
Non tutto ciò che è “green” è sostenibile
Foglie verdi, paesaggi naturali, parole come “eco” e “green” : sulle confezioni alimentari questi elementi sono ovunque, e funzionano — perché il nostro cervello li associa automaticamente a qualcosa di buono per il pianeta. Il problema è che spesso sono solo marketing. San Benedetto ne sa qualcosa: nel 2010 ha pagato 70.000 euro di multa per aver chiamato le sue bottiglie “amiche dell’ ambiente ” — una comunicazione costruita su dati che non aveva. Più di recente, l’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha puntato il dito sul claim “CO₂ Impatto Zero” della linea Ecogreen : una promessa troppo ambiziosa e priva delle necessarie evidenze. Nessuna sanzione questa volta — l’azienda ha collaborato, rimuovendo il messaggio da etichette, packaging e pubblicità. A volte basta una spinta gentile. Questo fenomeno prende il nome di greenwashing, e sulle etichette alimentari è più diffuso di quanto pensi.
L’Unione Europea ha iniziato a metterci un freno: la Direttiva 2024/825 già recepita dall’Italia, stabilisce che le dichiarazioni ambientali non possono più essere vaghe — devono essere chiare, verificabili e supportate da dati. Nel frattempo, però, il consumatore deve arrangiarsi. Ecco come:
Le certificazioni: cosa è verificabile e cosa no
Una certificazione seria ha sempre tre cose: un ente terzo indipendente che la rilascia, un numero o codice tracciabile, e un registro pubblico dove chiunque può verificarla. Se manca anche solo uno di questi elementi, non è una certificazione — è un’etichetta autoprodotta.
BIOLOGICO:
✓ Biologico UE — logo europeo obbligatorio + Reg. UE 2018/848 + codice ente di controllo (es. IT-BIO-004) + codice operatore tracciabile su MIPAAF
✗ 100% Naturale Bio — foglia simile, colori simili — nessun ente, nessun regolamento, nessun numero tracciabile.
In Italia il termine ‘bio’ non è giuridicamente protetto come il logo UE. Un’azienda può usarlo liberamente, senza alcuna certificazione.
© Commissione Europea –http://ec.europa.eu/agriculture/organic
CARBON FOOTPRINT
✓ Carbon footprint certificata — dato numerico preciso (es. 1,2 kg CO₂eq/kg) + standard ISO 14067 + perimetro dichiarato + ente verificatore come Carbon Trust
✗ Carbon neutral — nessun numero, nessuna metodologia — spesso basato su compensazioni forestali, non su reale riduzione delle emissioni
La direttiva Empowering vieta esplicitamente i claim ‘carbon neutral’ basati su compensazioni e non su riduzioni reali. Se non c’è un dato numerico e un ente che lo ha verificato, non vale nulla.
© Carbon Trust – http://carbontrust.com
PACKAGING E RICICLO
✓ 50% plastica post-consumo, certificata ISCC Plus — percentuale precisa + distinzione pre/post-consumo + ente verificatore
✗ 100% riciclabile — significa solo che tecnicamente quella plastica può essere riciclata, non che lo sarà, e soprattutto non che lo è già stata. La confezione può essere fatta interamente di plastica vergine e portare comunque questa dicitura.
La parola che conta è ‘riciclato’, non ‘riciclabile’. Riciclato vuol dire che quella plastica è già passata per un processo di riciclo. Riciclabile vuol dire che in futuro potrebbe esserlo — se finisce nel posto giusto, se il sistema di raccolta funziona, se qualcuno la lavora davvero.
© ISCC System — http://iscc-system.org
PESCA SOSTENIBILE
✓ MSC — Marine Stewardship Council — codice certificato tracciabile su msc.org — ogni prodotto è verificabile direttamente online
✗ Ocean Care Certified — logo simile a MSC, linguaggio identico — ma è un marchio creato dall’azienda stessa, senza ente terzo e senza standard internazionale
Per l’acquacoltura cerca ASC (Aquaculture Stewardship Council), il corrispettivo di MSC per il pesce allevato.
© Marine Stewardship Council – http://msc.org
COMMERCIO EQUO (FAIRTRADE)
✓ Fairtrade International — numero di licenza FLO-ID tracciabile su info.fairtrade.net + prezzo minimo garantito ai produttori
✗ Ethical Trade Mark — spunta e slogan identici ma è un marchio dell’azienda, senza codice licenza, senza ente terzo, senza standard sui salari
Fairtrade copre caffè, cacao, zucchero, banane e molto altro. Il numero di licenza è sempre presente sulle confezioni genuine.
© Fairtrade International-http://fairtrade.net
ORIGINE GEOGRAFICA (DOP/IGP)
✓ DOP (Denominazione di Origine Protetta) / IGP (Indicazione Geografica Protetta) — Reg. UE 2024/1143 + registrata nel database ufficiale door.ec.europa.eu
✗ 100% Italiano — autodichiarato, senza valore legale vincolante
DOP significa che produzione, trasformazione e confezionamento avvengono tutti nella zona geografica indicata. IGP ammette più flessibilità su una delle tre fasi.
© Commissione Europea — database DOP/IGP — http://door.ec.europa.eu
FILIERA CORTA / KM 0
✓ Filiera trasparente — nome del produttore indicato in etichetta + distanza reale in km + punto di vendita tracciabile (es. mercato Coldiretti). Se l’azienda ha anche la certificazione ISO 22005, hai la garanzia aggiuntiva che il sistema di tracciabilità è stato verificato da un ente terzo.
✗ Chilometro zero — senza nome del produttore, distanza reale e punto di vendita tracciabile è solo marketing. Il termine non ha definizione legale vincolante in Italia.
“Km 0” non è regolamentato per legge e non esiste una certificazione ufficiale che lo attesti. ISO 22005 certifica la tracciabilità del percorso del prodotto — utile, ma non garantisce la prossimità geografica. Un pomodoro che arriva dalla Sicilia a Milano può essere perfettamente tracciabile e non essere filiera corta.
ECOLABEL (CICLO DI VITA)
✓ EU Ecolabel — Reg. UE 66/2010 + numero di licenza (es. IT/020/001) tracciabile su ecolabel.eu
✗ Eco Certified — forma simile all’EU Ecolabel ma non registrata da nessuna parte — senza ente, il marchio non vale nulla
EU Ecolabel è l’unica etichetta ecologica che certifica l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla produzione allo smaltimento.
© Unione Europea —http://ecolabel.eu
COMPOSTABILE VS. BIODEGRADABILE
✓ Compostabile OK Compost (TÜV Austria) — standard EN 13432 + si disintegra fisicamente entro 12 settimane e si biodegrada al 90% entro 6 mesi in condizioni di compostaggio industriale, senza residui tossici.
✗ 100% Biodegradabile — senza standard, tempi e condizioni dichiarate non significa nulla — qualsiasi materiale si degrada, anche in migliaia di anni. Il termine non è regolamentato e può essere usato liberamente
Attenzione anche alla distinzione tra compostaggio industriale e domestico: OK Compost Industrial e OK Compost Home sono due certificazioni diverse. Molte confezioni ‘compostabili’ richiedono impianti industriali — non vanno nel compostaggio di casa.
© TÜV Austria —http://okcert.tuvaustria
La prossima volta che sei al supermercato
Tre cose da fare, nell’ordine:
- Cerca il numero: ogni certificazione seria ha un codice, un numero di licenza, un ente. Se non c’è, non è una certificazione.
- Distingui i verbi: ‘riciclato’, ‘compostabile’, ‘a basso impatto’ non sono sinonimi. Se il packaging non spiega quale e in che percentuale, diffida.
- Verifica in trenta secondi: MSC, Fairtrade, EU Ecolabel, DOP: tutti hanno un registro pubblico online. Basta il codice sull’etichetta e trenta secondi sul telefono.
Non serve diventare esperti di normativa europea. Basta smettere di fidarsi delle foglie e iniziare a cercare i numeri.


