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    Approfondimenti

    Sostenibilità a tavola: come non farsi ingannare dalle etichette

    13 Aprile 2026

    Quante volte hai scelto un prodotto perché sembrava sostenibile? È una domanda che vale la pena farsi, perché la risposta non è quasi mai semplice come appare sullo scaffale. Dietro ogni etichetta green c’è un mondo fatto di standard, certificazioni e — spesso — di marketing ben costruito.

    Non tutto ciò che è “green” è sostenibile

    Foglie verdi, paesaggi naturali, parole come “eco” e “green” :  sulle  confezioni  alimentari  questi elementi sono ovunque, e funzionano — perché il nostro  cervello  li  associa  automaticamente a qualcosa di buono per il pianeta. Il problema è che spesso sono solo marketing. San Benedetto ne sa qualcosa: nel 2010 ha pagato 70.000 euro di multa per aver chiamato le  sue bottiglie   “amiche  dell’ ambiente ”   —  una  comunicazione  costruita  su  dati che non aveva. Più di recente,     l’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha puntato il dito sul claim “CO₂ Impatto Zero” della  linea  Ecogreen :  una  promessa  troppo ambiziosa e priva delle necessarie evidenze. Nessuna sanzione questa volta — l’azienda ha collaborato, rimuovendo il messaggio da etichette, packaging e pubblicità. A volte basta una spinta gentile. Questo fenomeno prende il nome di greenwashing, e sulle etichette alimentari è più diffuso di quanto pensi. 

    L’Unione Europea ha iniziato a metterci un freno: la Direttiva 2024/825 già recepita dall’Italia, stabilisce che le dichiarazioni ambientali non possono più essere vaghe — devono essere chiare, verificabili e supportate da dati. Nel frattempo, però, il consumatore deve arrangiarsi. Ecco come: 

    Le certificazioni: cosa è verificabile e cosa no

    Una certificazione seria ha sempre tre cose: un ente terzo indipendente che la rilascia, un numero o codice tracciabile, e un registro pubblico dove chiunque può verificarla. Se manca anche solo uno di questi elementi, non è una certificazione — è un’etichetta autoprodotta. 

    BIOLOGICO:

    ✓  Biologico UE — logo europeo obbligatorio + Reg. UE 2018/848 + codice ente di controllo (es. IT-BIO-004) + codice operatore tracciabile su MIPAAF

    ✗  100% Naturale Bio — foglia simile, colori simili — nessun ente, nessun regolamento, nessun numero tracciabile.

    In Italia il termine ‘bio’ non è giuridicamente protetto come il logo UE. Un’azienda può usarlo liberamente, senza alcuna certificazione. 

    © Commissione Europea –http://ec.europa.eu/agriculture/organic 

    CARBON FOOTPRINT

    ✓  Carbon footprint certificata — dato numerico preciso (es. 1,2 kg CO₂eq/kg) + standard ISO 14067 + perimetro dichiarato + ente verificatore come Carbon Trust 

    ✗  Carbon neutral — nessun numero, nessuna metodologia — spesso basato su compensazioni forestali, non su reale riduzione delle emissioni 

    La direttiva Empowering vieta esplicitamente i claim ‘carbon neutral’ basati su compensazioni e non su riduzioni reali. Se non c’è un dato numerico e un ente che lo ha verificato, non vale nulla. 

    © Carbon Trust – http://carbontrust.com

    PACKAGING E RICICLO 

    ✓  50% plastica post-consumo, certificata ISCC Plus — percentuale precisa + distinzione pre/post-consumo + ente verificatore 

    ✗  100% riciclabile — significa solo che tecnicamente quella plastica può essere riciclata, non che lo sarà, e soprattutto non che lo è già stata. La confezione può essere fatta interamente di plastica vergine e portare comunque questa dicitura. 

    La parola che conta è ‘riciclato’, non ‘riciclabile’. Riciclato vuol dire che quella plastica è già passata per un processo di riciclo. Riciclabile vuol dire che in futuro potrebbe esserlo — se finisce nel posto giusto, se il sistema di raccolta funziona, se qualcuno la lavora davvero. 

    © ISCC System — http://iscc-system.org

    PESCA SOSTENIBILE 

    ✓  MSC — Marine Stewardship Council — codice certificato tracciabile su msc.org — ogni prodotto è verificabile direttamente online 

    ✗  Ocean Care Certified — logo simile a MSC, linguaggio identico — ma è un marchio creato dall’azienda stessa, senza ente terzo e senza standard internazionale 

    Per l’acquacoltura cerca ASC (Aquaculture Stewardship Council), il corrispettivo di MSC per il pesce allevato. 

    © Marine Stewardship Council – http://msc.org 

    COMMERCIO EQUO (FAIRTRADE) 

    ✓  Fairtrade International — numero di licenza FLO-ID tracciabile su info.fairtrade.net + prezzo minimo garantito ai produttori 

    ✗  Ethical Trade Mark — spunta e slogan identici ma è un marchio dell’azienda, senza codice licenza, senza ente terzo, senza standard sui salari 

    Fairtrade copre caffè, cacao, zucchero, banane e molto altro. Il numero di licenza è sempre presente sulle confezioni genuine. 

    © Fairtrade International-http://fairtrade.net

    ORIGINE GEOGRAFICA (DOP/IGP) 

    ✓  DOP (Denominazione di Origine Protetta) / IGP (Indicazione Geografica Protetta) — Reg. UE 2024/1143 + registrata nel database ufficiale door.ec.europa.eu 

    ✗  100% Italiano — autodichiarato, senza valore legale vincolante  

    DOP significa che produzione, trasformazione e confezionamento avvengono tutti nella zona geografica indicata. IGP ammette più flessibilità su una delle tre fasi. 

    © Commissione Europea — database DOP/IGP — http://door.ec.europa.eu

    FILIERA CORTA / KM 0

    ✓  Filiera trasparente  — nome del produttore indicato in etichetta + distanza reale in km + punto di vendita tracciabile (es. mercato Coldiretti). Se l’azienda ha anche la certificazione ISO 22005, hai la garanzia aggiuntiva che il sistema di tracciabilità è stato verificato da un ente terzo. 

    ✗  Chilometro zero — senza nome del produttore, distanza reale e punto di vendita tracciabile è solo marketing. Il termine non ha definizione legale vincolante in Italia. 

    “Km 0” non è regolamentato per legge e non esiste una certificazione ufficiale che lo attesti. ISO 22005 certifica la tracciabilità del percorso del prodotto — utile, ma non garantisce la prossimità geografica. Un pomodoro che arriva dalla Sicilia a Milano può essere perfettamente tracciabile e non essere filiera corta. 

    ECOLABEL (CICLO DI VITA) 

    ✓  EU Ecolabel — Reg. UE 66/2010 + numero di licenza (es. IT/020/001) tracciabile su ecolabel.eu 

    ✗  Eco Certified — forma simile all’EU Ecolabel ma non registrata da nessuna parte — senza ente, il marchio non vale nulla 

    EU Ecolabel è l’unica etichetta ecologica che certifica l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla produzione allo smaltimento. 

    © Unione Europea —http://ecolabel.eu

    COMPOSTABILE VS. BIODEGRADABILE 

    ✓  Compostabile OK Compost (TÜV Austria) — standard EN 13432 + si disintegra fisicamente entro 12 settimane e si biodegrada al 90% entro 6 mesi in condizioni di compostaggio industriale, senza residui tossici.

    ✗  100% Biodegradabile — senza standard, tempi e condizioni dichiarate non significa nulla — qualsiasi materiale si degrada, anche in migliaia di anni. Il termine non è regolamentato e può essere usato liberamente 

    Attenzione anche alla distinzione tra compostaggio industriale e domestico: OK Compost Industrial e OK Compost Home sono due certificazioni diverse. Molte confezioni ‘compostabili’ richiedono impianti industriali — non vanno nel compostaggio di casa. 

    © TÜV Austria —http://okcert.tuvaustria

    La prossima volta che sei al supermercato

    Tre cose da fare, nell’ordine: 

    • Cerca il numero: ogni certificazione seria ha un codice, un numero di licenza, un ente. Se non c’è, non è una certificazione. 
    • Distingui i verbi: ‘riciclato’, ‘compostabile’, ‘a basso impatto’ non sono sinonimi. Se il packaging non spiega quale e in che percentuale, diffida. 
    • Verifica in trenta secondi: MSC, Fairtrade, EU Ecolabel, DOP: tutti hanno un registro pubblico online. Basta il codice sull’etichetta e trenta secondi sul telefono.

    Non serve diventare esperti di normativa europea. Basta smettere di fidarsi delle foglie e iniziare a cercare i numeri. 

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